sogni collettivi nel terzo millennio

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  • Ultimi Miti

miti

Silicone

“Se c’è un difetto che può essere eliminato, perché non farlo!”. Quanti hanno sentito queste parole… Palpebre cadenti, seni da rassodare, vagine da restaurare, possono essere ritoccati grazie alla nuova amica dell’uomo: la chirurgia plastica. Al mondo d’oggi, infatti, dove l’aspetto fisico e l’immagine sono sempre più rilevanti, si avverte prepotentemente l’esigenza di essere belli, senza difetti e sempre più giovani. Read more »

Coppie divine

C’erano una volta Cesare e Cleopatra. Lui era un grand’uomo, lei era una regina seducente (sebbene non potesse ancora usufruire dei prodigi della chirurgia plastica). Si erano incontrati, si piacevano e vivevano felici e contenti, dominando di qua e di là. Ed ebbero un figlio, chiamato molto semplicemente Cesarione. Che amore. Read more »

Mourinho

LO STRANIERO DAGLI OCCHI DI GHIACCIO

Quando le parole colpiscono meglio di qualsiasi arma. Quando un’immagine diventa un’icona. Quando un nome non ha bisogno di parole per essere spiegato. Quando questo è Mourinho. In un paese di compromessi, mediazioni e pastette per paura di soccombere, “Mou” è arrivato per stravolgere il panorama calcistico italiano. Con sole tre parole buca lo schermo e rimane nella mente. Per nulla prolisso, poche parole ma buone. Non ama schierarsi, ne farsi strumentalizzare. Un carattere forte e non permissivo. L’opposto dei personaggi e delle icone all’italiane. Read more »

Gomorra

Il titolo è “Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della Camorra”. In copertina il capolavoro di Andy Warhol “Knives”. Perchè “la Camorra” è associata all’immagine stilizzata dei coltelli di Warhol? Quei coltelli sono in carattere di negativo fotografico, ci riconducono ad uno scenario misterioso e sanguinario, rendono gli oggetti immateriali e appartenenti non alla realtà, ma all’immaginazione che si sviluppa nel vederli. Il mito si sprigiona in tutta la sua potenza e con quei coltelli “taglia” il determinato dall’indeterminato, la realtà dall’immaginazione. Chi non è mai vissuto in “Terra di Gomorra” non riesce a mettere a fuoco “un Inferno di nome Scampia” o “l’Impero del Male” in una piccola provincia come Casal di Principe. E’ cosi che il mito riaffiora in superficie e ri-comincia a narrare. Narra di quella Gomorra biblica distrutta con Sodoma, per la corruzione, la malavita e la lussuria dei suoi abitanti che Dio decise di punire con “Zolfo e Fuoco”. La distruzione catastrofica avvenne verosimilmente intorno al 1900 a.C. a causa di un forte terremoto accompagnato da esplosioni e da fulmini. Oggi nella penisola el-Lisan , il Mar Morto sommerge la terra in cui un tempo sorgevano le due città.

Secondo Massimo Pittau, linguista italiano, “Camorra” deriva da “Gomorra”, il passaggio semantico da Gomorra, nome proprio di città, all’appellativo camorra “associazione a delinquere” sarà avvenuto per traslato attraverso il significato intermedio “vizio, delinquenza”. E’ importante riportare ciò che Giulio Bertoni ha scritto nel suo Vocabolario della Lingua Italiana “Napol. camorra (gam.), forse comp. di (m)morra, branco, torma, banda”. Soffermandoci sulla sillaba, messa fra parentesi, (gam.) ci rendiamo conto che questa sillaba non figura nell’elenco delle abbreviazioni premesso al Vocabolario, è molto probabile che il Bertoni volesse segnalare l’esistenza di una variante gamorra. E se questa interpretazione fosse esatta, allora abbiamo una chiara e forte conferma della connessione dell’appellativo camorra col toponimo biblico Gomorra.

Oggi “Gomorra” di Roberto Saviano ha sconvolto e turbato l’immaginario collettivo. Le merci, il sangue, le sparatorie, i clan, le ville hollywoodiane, i riti d’iniziazione, la droga, le armi, i rifiuti, il cemento armato; un quadro svelato integralmente per la prima volta al grande pubblico, ma di dimensioni inquietanti. La parola Gomorra è sempre più diffusa nei nostri telegiornali, quotidiani, libri e blog. L’immaginario collettivo ha, di fatto, dato vita ad un concreto luogo geografico, come se la “Terra di Gomorra” e i luoghi narrati diventassero un’unica grande città : “Preso in Spagna il boss di Gomorra” titola il Corriere della Sera in seguito all’arresto di un latitante. Ma Gomorra oggi è legato anche ad altri campi di significato: “Metodo Gomorra made in Nord” per dire che Gomorra si trasforma in un metodo, alla stregua del Made in Italy, diventa un marchio, un marcatore del Sud che trapianta le sue radici al Nord e capace di espandersi ancora.

“Sole e Monnezza. Da Gomorra allo sviluppo” qui Gomorra diventa una condizione, un degrado, una fotografia immortalata senza filtri: non una “Gomorra territoriale”, ma una “Gomorra culturale”.

In questo lucido percorso di presa di coscienza, l’elemento temporale diventa elemento di speranza, la speranza che l’indignazione possa finalmente tradursi in ferma, risoluta, re-azione.

Manuela De Luca

Vita in diretta

L’evoluzione della tecnologia, unitamente all’evoluzione della società, ha determinato, o quantomeno influenzato il palinsesto televisivo. La paleotelevisione mirava al divertimento dello spettatore e soprattutto all’accrescimento del senso critico e alla sua formazione culturale. La neotelevisione, invece, presenta programmi confezionati, in cui persino le emozioni e i sentimenti vengono spettacolarizzati, e non solo, anche le notizie di cronaca dei telegiornali sfruttano immagini sempre più crude che puntano al sensazionalismo e al coinvolgimento emotivo dello spettatore. Read more »

Poker Online

“…quando la fortuna va bene ma l’abilità va meglio”

Lo sviluppo esponenziale di Internet e la possibilità di adattamento ai new-media non può essere l’unica causa di affermazione del poker. Una società individualista come la nostra, che garantisce poco le persone e nega ad ampie fasce di popolazione quelle garanzie legate alla stabilità dell’impiego e alla sicurezza dell’occupazione, si declina come uno scenario in continuo mutamento dove la semplicità di un click all’interno di una qualsiasi poker-room può rappresentare una via di fuga da un mondo dove affermarsi appare difficile. Read more »

Superga

Siamo negli anni ’80 quando milioni di persone indossano scarpe in tela bianca con la suola in gomma marchiate Superga. Sono tempi che sembrano veramente lontani da noi: ci si divertiva con niente, un pallone, una bambola, un pezzo di gesso, non c’era Internet, non c’erano telefonini né reality show. Read more »

Chanel n°5

“UN PROFUMO DI DONNA CHE PROFUMA DI DONNA”

Era questo che desiderava Gabrielle Chanel, in arte Mademoiselle Coco Chanel. Un profumo nuovo, intangibile, raro, che potesse incarnare l’eleganza eterna. “Voglio dare alla donna un profumo creato come un vestito, cioè costruito” diceva Coco Chanel. Sicuramente Marylin Monroe doveva averla presa alla lettera, poiché diceva di indossare una goccia N°5 come abito per la notte.

Ideato e creato nel 1921 da Gabrielle Chanel con la collaborazione del chimico Ernest Beaux, che miscelò per la prima volta essenza naturale e sintetica, utilizzando per primo le aldeidi alifatiche come nota dominante. La fragranza innovativa, non assomigliava a nessun’altra sul mercato e conquistò Coco che scelse il profumo alla quinta essenza di prova. Poi gli cucì un abito su misura ispirandosi alla moda maschile: un flacone sobrio e pulito, vestito di una semplice etichetta e un astuccio in cartoncino bianco bordato nero, in uno stile minimale. Rispetto al tempo che passa Chanel n°5 si presenta più che mai come un profumo di carattere, affascinante, quasi magico che seduce sia la mente sia i sensi. Il profumo parla una lingua universale che supera ogni confine del tempo e dello spazio. E’ entrato nella leggenda come arma di conquista e seduzione, emblema di modernità, Chanel n°5 somiglia a un’opera d’arte: impossibile ritrovarne il profumo in natura. Da quando, nel 1945 è esposto al Metropolitan Art Meseum a New York, il suo design è diventato un’icona di stile. Il suo segreto è il saper rinnovarsi ogni anno, tant’è che ancora oggi è uno dei profumi più venduti al mondo, una composizione astratta di note che cambiano a contatto con la pelle. Probabilmente, Coco Chanel non comparirà nei testi di marketing, ma anche in questo le sue idee erano all’avanguardia. Per lanciare il N°5 iniziò a regalarlo a poche clienti e lo fece spruzzare nei suoi atelier. Senza, però, rivelarne la provenienza. Finché, grazie al passa parola, la richiesta salì alle stelle.

Da sempre il profumo è un oggetto misterioso e inafferrabile che rispecchia sensazioni e sentimenti, il profumo ci fa vivere l’altra faccia di noi stessi, quello che vorremmo essere o avere. Possederlo segna nell’immaginario comune un’ascesa sociale, un’acquisizione di stile. Negli anni la maison Chanel, attraverso le sue sofisticate campagne pubblicitarie, ha voluto proiettare il pubblico in atmosfere oniriche, per indurlo all’acquisto, di questo profumo che dona la possibilità di acquisire con esso valori che racchiude in sé. Chanel, custode di una potenza evocatrice e simbolica, costruisce attorno al prodotto, attraverso la comunicazione pubblicitaria, un mondo immateriale, seducente e intrigante, dove la pubblicità, attraverso la messa in scena dell’universo simbolico del brand, conferisce al n°5 un valore identitario. Sobrietà, classicità, stile senza tempo sono solo alcuni degli ingredienti vincenti che percepisce chi lo acquista.

Angela Conte

Zara

C’era una volta il lusso. Oggi, invece, siamo immersi nel fenomeno della democratizzazione di quest’ultimo. La regola del low-cost è sempre quella: la griffe propone, il brand ripropone. A prezzi popolari, naturalmente. La filosofia delle catene di abbigliamento low-cost è trarre ispirazione dai capi proposti sulle passerelle internazionali e proporli alla massa di consumatori che, pur non disponendo di budget tali da permettersi shopping tra le boutique griffate, ne apprezza i modelli e ne capta le tendenze. Ecco perché Zara rappresenta l’ancora di salvezza delle fashioniste che, ammaliate dai trend dei defilè, trovano in questa catena una valida alternativa cheap all’inevitabile dilapidazione dei risparmi. Infatti le donne europee non solo mostrano forte stima di sé, ma hanno anche potere d’acquisto che permette loro di stare al passo con la moda internazionale. Read more »

La Bellezza

La bellezza.

Cos’è la bellezza? Può essere considera un mito contemporaneo? E che effetto ha, questa, sulla gente? La risposta non è semplice ma alcuni dati possono chiarirci meglio le idee.

Secondo un recente sondaggio il 13% delle bambine, tra i 6 e gli 11 anni, comincia già a preoccuparsi del proprio aspetto fisico, il 39% delle italiane afferma di essere costantemente a dieta e, come se non bastasse, il 70% di queste si sente depressa e in colpa dopo aver sfogliato per tre minuti una rivista femminile. Read more »