Superga
Siamo negli anni ’80 quando milioni di persone indossano scarpe in tela bianca con la suola in gomma marchiate Superga. Sono tempi che sembrano veramente lontani da noi: ci si divertiva con niente, un pallone, una bambola, un pezzo di gesso, non c’era Internet, non c’erano telefonini né reality show.

Siamo stati probabilmente gli ultimi bambini davvero ingenui e candidi, per cui non esistevano doppi sensi e bastava uno sguardo per farci arrossire. E’ proprio in questo contesto ancora incontaminato, in una società non molto ricca, che dilaga il mito delle Superga: scarpe che venivano prodotte solo in bianco e in blu, con una suola in gomma, il cui costo era di appena dieci mila lire e, quindi, tutti potevano acquistarle. La loro missione era l’essere indossate in qualsiasi momento della giornata, l’essere sporcate mentre si correva tra la polvere, con quel buchino che sempre si formava e che conferiva loro un’aria vissuta. Ci si sentiva tutti uguali indossando le stesse scarpe, tanto che qualcuno preferiva personalizzarle con strani disegni fatti con i pennarelli.
Ed oggi, primavera 2009, dopo un lungo letargo durato più di 10 anni, eccole di nuovo nelle vetrine, in tanti colori diversi, ma sempre così semplici e ai piedi di centinaia di ragazzi… eppure cosa è rimasto di quegli anni ’80? Probabilmente nulla, non c’ è più l’ingenuità, la gioia di correre tra i prati, di guardare il sole tramontare, c’è solo lo schermo di un PC e una rete invisibile dove bambini e ragazzi passano le loro giornate. Due epoche completamente diverse, ma con un denominatore comune: un paio di scarpe, simbolo di una generazione. Cos’è che spinge generazioni così diverse tra loro ad avere la stessa voglia di indossare queste scarpe? Prima non c’era tanta scelta, ci si accontentava quasi di queste scarpe talvolta maleodoranti; oggi i ragazzi scelgono di comprarle tra una moltitudine di proposte, inoltre l’avere tutti le stesse scarpe una volta infastidiva, oggi probabilmente aiuta a sentirsi parte di un mondo la cui diversità spaventa e dove anche solo un paio di Superga possono aiutare ad accorciare le distanze con l’altro. Le Superga permettono alla semplicità e alla bellezza di un tempo trascorso di rivivere con forza e vigore tra i giovani, che le indossano probabilmente con la voglia di tornare indietro o di modificare, “passo dopo passo”, una realtà che non piace, un futuro incerto, perché forse è più facile guardarsi indietro, verso un passato che già si conosce e magari costruire un futuro diverso. Questa voglia di attualizzare il passato fa emergere una tendenza che esercita il proprio potere su una fetta sempre più grande di appassionati, il vintage, concetto sentimentale della memoria, un lavoro di recupero che sembra fare del vecchio un elemento inedito, sottraendolo all’oblio. Il cult del passato non deve essere visto come una fuga retorica dal presente, ma piuttosto come distinzione e individualizzazione estrema, in una società orientata alla massificazione. Le Superga cavalcano quest’onda lasciando, così, nella storia tracce del loro vissuto. Riannodando un filo con quello che già siamo stati.
Roberta Manzi
Pubblicato: 27 October 2009 | miti
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