sogni collettivi nel terzo millennio

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Nerd

Ricorda, ci sono 6127 studenti all’Adams, e il 58% sono ragazze.

E allora?
Allora fanno 7107,32 capezzoli!

Quando nel 1984 il film “La rivincita dei Nerds” sanciva questa parola come l’etichetta da affibbiare a quei soggetti con una certa predisposizione per la ricerca intellettuale, l’immagine del Nerd nei mass media consisteva in un uomo giovane con grossi occhiali dalla montatura nera e un pocket protector nel taschino, per evitare che le numerose penne che teneva perdessero inchiostro e rovinassero le camicie.

Indossava vestiti niente affatto alla moda, poco interessati alle attività sportive e sociali, scarso rapporto con l’altro sesso e costretto a condividere il proprio sapere esclusivamente con i suoi simili.

Negli anni Novanta, però, questo concetto acquisì una valenza decisamente positiva ed era usato per descrivere orgogliosamente una persona tecnicamente preparata, e si parlava di Nerd anche in relazione a chi aveva ottenuto un successo finanziario, cominciando a tralasciare ogni implicazione riguardo la socialità e socievolezza.

Il Nerd identificato come un eroe positivo che, attraverso dure prove, raggiungeva il proprio riscatto sociale.

Ciò che a lui mancava in forza fisica lo compensava con il potere della mente.

Chi ha scritto i libri più venduti? Nerds. Chi ha diretto i film hollywoodiani di maggior incasso? Nerds. Chi ha creato alta tecnologia avanzata che possono capire solo i creatori stessi? Nerds. E chi sono le persone che concorrono per la Presidenza degli Stati Uniti? Nessun altro che i Nerds.

La realizzazione di fiction e fumetti volti a considerare l’antica etichetta Nerd come ingiusta, e forse anche non conveniente, ha sensibilizzato notevolmente la popolazione, quasi a dire meglio essere Nerd che un tipo veramente “Cool”.

Ma ogni mitologia che si rispetti fa parlare di sé e si diffonde all’umanità nelle sue più svariate forme, scatenando mode e stereotipi da imitare, e dove anche un Nerd, nella sua nuova concezione, trova spazio nella mondanità.

Proliferano così una miriade di format e social network incentrati sui Nerd, testate giornalistiche inerenti il loro mondo, per giungere infine al “Nerd Chic Style” che ci parla di gadget e vestiti da indossare a feste e avvenimenti Nerd!

Tutto ciò offre si, nuovi spazi di condivisione alle “Nerd people”, ma rischia anche di determinare un quadro fuorviante dell’essere Nerd.

Si generano infatti nuovi personaggi dello spettacolo, così come quelli della vita quotidiana, che intravedono nell’essere Nerd un nuovo modo per esprimere il proprio stile.

Un semplice modo di vestire e improntare, o una vera e propria condizione sociale e culturale come in origine si strutturava il concetto Nerd?

Forse un tempo era più facile comprendere il quarterback di una squadra di football scolastica prendere in giro questo personaggio amante dei fumetti e di Star Wars, mentre adesso guardando un reality show basato su “pupe e secchioni” ci domandiamo se quel soggetto sia davvero un Nerd oppure no.

Lo sappiamo, si può essere più ignoranti e disinformati del credibile, in quanto non c’è limite al peggio e non c’è remora nel mostrarlo; e si può essere anche spaventosamente inadeguati nel “look”, ma nondimeno si può stare in tv, diventare protagonisti.

Di sicuro guardandomi intorno o passeggiando semplicemente per strada, ho capito che c’è un po’ di Nerd in ognuno di noi, e che venga fuori da solo o estrapolatoci con le “arti magiche dello Star system”, questa idea continuerà a perseguitarci all’infinito e solo la consapevolezza di noi stessi ci farà sentire a posto con la coscienza.

Arisa vince San Remo… ma grazie al suo essere Nerd o ai suoi occhiali?

Carlo Doino

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