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Mourinho

LO STRANIERO DAGLI OCCHI DI GHIACCIO

Quando le parole colpiscono meglio di qualsiasi arma. Quando un’immagine diventa un’icona. Quando un nome non ha bisogno di parole per essere spiegato. Quando questo è Mourinho. In un paese di compromessi, mediazioni e pastette per paura di soccombere, “Mou” è arrivato per stravolgere il panorama calcistico italiano. Con sole tre parole buca lo schermo e rimane nella mente. Per nulla prolisso, poche parole ma buone. Non ama schierarsi, ne farsi strumentalizzare. Un carattere forte e non permissivo. L’opposto dei personaggi e delle icone all’italiane.

E chi va contro ciò che è comune, non può che diventare un mito. Ne è una prova la puntata del “Chiambretti Night” che ha raggiunto il massimo di ascolti quando il ct dell’Inter è comparso come ospite; o i cinque libri che cercano di spiegare l’uomo, il pensiero, l’allenatore Mourinho. Al di là dei dati statistici, della fede calcistica o della simpatia-antipatia che può ispirare, è inconfutabile che Mourinho attira e fa parlare di sé. Uno straniero che riesce in qualsiasi modo ad esser al centro dell’attenzione, a monopolizzare i mass media. Uno straniero dagli occhi di ghiaccio che va contro ogni luogo comune. Non il classico straniero dell’immaginario collettivo visto come rozzo, brutto, scarso conoscitore della lingua italiana, pericoloso e magari un po’ stupido. No, lui conosce cinque lingue, è laureato, distinto e a detta del pubblico femminile anche piuttosto affascinante. Lo straniero che non ha paura di dire ciò che pensa, né a chi lo dice e soprattutto sa bene cosa dire.

Un allenatore che sa anche distinguersi da tutti i suoi colleghi. È fuori dal comune. È riuscito anche a rompere gli schemi, ad andar oltre il calcio. È conosciuto anche da chi non segue o non ama il calcio. Le sue dichiarazioni sono diventate massime, un po’ come quelle dei grandi oratori e poeti. Un intellettuale dei tempi moderni, le sue espressioni vengono sempre più usate, sia come sfottò che come prese di posizione, come metafore di vita. “Io non sono un pirla”, per dichiarare appunto che non è un tipo comune, o addirittura “anche Gesù non piaceva a tutti”, per rispondere alle provocazioni di chi l’accusa di antipatia.

Un Achille dei tempi moderni, come il prode guerriero combatteva solo e non aveva paura di niente, cosi il “Mou” lotta e combatte nell’arena mediatica. Come un valoroso guerriero che racchiude in sé tante qualità e talenti. Come il più classico degli eroi che diventa tale per aver vissuto un dramma infantile, cosi Mourinho dopo che in una notte di Natale il padre, anche egli allenatore viene esonerato, decide di diventare il numero uno, the Special One come lui ama definirsi. E come un moderno Robin Hood che lotta contro i potenti in favore dei più deboli, lui combatte contro i potentati che appoggiano i suoi antagonisti, vedi la Juventus appoggiata da giornali come la Stampa e Tutto Sport, il Milan con Berlusconi e le reti Mediaset. Un uomo che col suo magnetismo ha segnato il costume sportivo e riesce a dettare i tempi e il ritmo. Un uomo che essendo sia il medium che il messaggio, ha trionfato sul pensiero unico del giornalista collettivo.

Gennaro Auletta

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