sogni collettivi nel terzo millennio

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Gomorra

Il titolo è “Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della Camorra”. In copertina il capolavoro di Andy Warhol “Knives”. Perchè “la Camorra” è associata all’immagine stilizzata dei coltelli di Warhol? Quei coltelli sono in carattere di negativo fotografico, ci riconducono ad uno scenario misterioso e sanguinario, rendono gli oggetti immateriali e appartenenti non alla realtà, ma all’immaginazione che si sviluppa nel vederli. Il mito si sprigiona in tutta la sua potenza e con quei coltelli “taglia” il determinato dall’indeterminato, la realtà dall’immaginazione. Chi non è mai vissuto in “Terra di Gomorra” non riesce a mettere a fuoco “un Inferno di nome Scampia” o “l’Impero del Male” in una piccola provincia come Casal di Principe. E’ cosi che il mito riaffiora in superficie e ri-comincia a narrare. Narra di quella Gomorra biblica distrutta con Sodoma, per la corruzione, la malavita e la lussuria dei suoi abitanti che Dio decise di punire con “Zolfo e Fuoco”. La distruzione catastrofica avvenne verosimilmente intorno al 1900 a.C. a causa di un forte terremoto accompagnato da esplosioni e da fulmini. Oggi nella penisola el-Lisan , il Mar Morto sommerge la terra in cui un tempo sorgevano le due città.

Secondo Massimo Pittau, linguista italiano, “Camorra” deriva da “Gomorra”, il passaggio semantico da Gomorra, nome proprio di città, all’appellativo camorra “associazione a delinquere” sarà avvenuto per traslato attraverso il significato intermedio “vizio, delinquenza”. E’ importante riportare ciò che Giulio Bertoni ha scritto nel suo Vocabolario della Lingua Italiana “Napol. camorra (gam.), forse comp. di (m)morra, branco, torma, banda”. Soffermandoci sulla sillaba, messa fra parentesi, (gam.) ci rendiamo conto che questa sillaba non figura nell’elenco delle abbreviazioni premesso al Vocabolario, è molto probabile che il Bertoni volesse segnalare l’esistenza di una variante gamorra. E se questa interpretazione fosse esatta, allora abbiamo una chiara e forte conferma della connessione dell’appellativo camorra col toponimo biblico Gomorra.

Oggi “Gomorra” di Roberto Saviano ha sconvolto e turbato l’immaginario collettivo. Le merci, il sangue, le sparatorie, i clan, le ville hollywoodiane, i riti d’iniziazione, la droga, le armi, i rifiuti, il cemento armato; un quadro svelato integralmente per la prima volta al grande pubblico, ma di dimensioni inquietanti. La parola Gomorra è sempre più diffusa nei nostri telegiornali, quotidiani, libri e blog. L’immaginario collettivo ha, di fatto, dato vita ad un concreto luogo geografico, come se la “Terra di Gomorra” e i luoghi narrati diventassero un’unica grande città : “Preso in Spagna il boss di Gomorra” titola il Corriere della Sera in seguito all’arresto di un latitante. Ma Gomorra oggi è legato anche ad altri campi di significato: “Metodo Gomorra made in Nord” per dire che Gomorra si trasforma in un metodo, alla stregua del Made in Italy, diventa un marchio, un marcatore del Sud che trapianta le sue radici al Nord e capace di espandersi ancora.

“Sole e Monnezza. Da Gomorra allo sviluppo” qui Gomorra diventa una condizione, un degrado, una fotografia immortalata senza filtri: non una “Gomorra territoriale”, ma una “Gomorra culturale”.

In questo lucido percorso di presa di coscienza, l’elemento temporale diventa elemento di speranza, la speranza che l’indignazione possa finalmente tradursi in ferma, risoluta, re-azione.

Manuela De Luca

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