sogni collettivi nel terzo millennio

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  • Ultimi Miti

Che Guevara

“La verità è sempre rivoluzionaria”.

Antonio Gramsci

“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario”.

Ernesto “Che” Guevara

“Il mito è una parola scelta dalla storia”.

Roland Barthes

Nel caso di Ernesto Guevara de la Serna, la storia ha scelto una sillaba, “CHE”. Una sillaba entrata prepotentemente nell’immaginario collettivo come la sillaba dell’eroe post-moderno per antonomasia. L’arCHEtipo dell’eroe.

E’ possibile individuare delle costanti antropologiche negli eroi, ma è certo che questi nel tempo hanno assunto spesso caratteristiche diverse. Il Che, ad esempio, non è un eroe classico perché non ha parentele con antenati divini. Non è un eroe medievale perché non è devoto ad un re. Non è un eroe moderno perché la sua azione non si fonda sul sapere. Egli è un eroe storico perché ha compiuto imprese documentate dagli uomini. E’ un eroe tragico perché la sua nobiltà d’animo e i suoi ideali puri lo conducono ad una morte prematura.

Come tutti gli eroi, il Che combatte contro il mostro che affama e inghiotte la povera gente, compie imprese meravigliose che suscitano stupore e ammirazione, rinuncia, in nome di una giusta causa, alla tranquillità, per affrontare sacrifici e pericoli, acquista man mano una saggezza, una nobiltà e una forza d’animo che lo fanno apparire come un profeta e una guida, o un eretico in possesso di una visione quasi mistica del cambiamento, del cambiamento netto.

La vita dell’eroe non rispecchia però la realtà in cui vive. Il comandante Guevara è un uomo del suo tempo, ma se ne allontana. Lotta contro il nemico che dimora nel mondo e dentro di sé, affronta con risolutezza l’avversario, si sente unico responsabile delle proprie azioni, ammette le proprie contraddizioni e debolezze, si sacrifica per l’umanità affermando la grandezza dell’uomo su quella di Dio. E’ un eroe complesso. E’ un santo cristiano e un eroe greco allo stesso tempo.

La sua figura crea gravi conflitti alle coscienze lacerate e inaridite dei suoi contemporanei, dai quali è nel contempo temuto e amato. Temuto perché rimprovera loro di vivere in un modo innaturale e perché mette in discussione l’ordine delle cose; amato perché combatte quelle norme che alterano l’essere e mette in luce valori essenzialmente umani.

Barthes ha inoltre scritto che “nei confronti del mito gli uomini non sono in un rapporto di verità, ma di uso”. Gli atteggiamenti degli uomini nei confronti del Che sono spesso di natura diversa. A volte egli viene ignorato, a volte viene criticato, a volte viene preso a modello. Più passa il tempo, più la sua figura diventa un mito. Un groviglio di realtà e immaginazione che viene deformato e reinventato. Nell’esatto momento della sua fucilazione in Bolivia, Ernesto Che Guevara diviene un mito, il suo corpo esanime ma fiero lascia volare via l’essenza del “guerrigliero eroico”. Da quel giorno il Che diventa il simbolo di tutti i popoli oppressi del mondo, di tutti gli emarginati, i rifiutati, di tutti coloro che vogliono ma non possono. Un simbolo di coraggio, forza, ribellione, passione, giustizia e uguaglianza.

Il Che tentò di cambiare il mondo ma non vi riuscì. Oggi forse è soltanto un poster o una bandiera, ma c’è qualcosa che ancora ora mette a disagio alcune persone. Egli rappresenta infatti lo sforzo dell’uomo che volle trasformare se stesso, dell’uomo che, presa coscienza del mondo che lo circondava, disse: “questo non è giusto, devo fare qualcosa”.

Roberto Colasante

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