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Slow Food

Siamo quello che mangiamo; lo siamo sempre stati. Il cibo – più di ogni altra cosa – ha il potere di rappresentarci, di definirci. Il concetto di Slow Food nasce nella patria massima del “ben mangiare”, la nostra Italia, da un’iniziativa di Carlo Petrini. Alla base dell’ideologia Slow c’è la difesa e il diritto al piacere del cibo, come recita lo statuto ufficiale.

Negli ultimi anni la società è stata dominata da un modello alimentare veloce ed economico promosso dalle grandi multinazionali come McDonald, Burger King e KFC; la nostra è un’epoca di frenesia, rapidità, del tutto e subito. Questo tipo di concezione ha fatto si che il tempo quotidianamente speso nel lavoro e nelle altre attività fosse recuperato nell’alimentazione – potremmo dire “rubato” ad essa. Ma oggi il gusto sta cercando la propria rivalsa sul cibo spazzatura, sulla preparazione poco accurata, sull’hamburger e le patatine fritte. Con Slow Food c’è una costante ricerca del benessere e del gusto del cibo, cucinando al meglio, utilizzando alimenti naturali, di qualità, freschi e sani. Perché? Naturalmente non è una mera questione di salute. Lo Slow invita la persona a rallentare, a prendersi il giusto tempo di cui necessita per cucinare e gustare alimenti sani e naturali; prima di esso già imperversavano filosofie nutrizionali vegetariane e vegane. Lo Slow marca anche uno status: molte persone importanti e famose si convertono man mano perché, se lo Slow è sinonimo di genuinità alimentare, allo stesso tempo trasforma anche la persona che lo pratica in qualcosa di altrettanto genuino, di idealmente migliore.

Fra le personalità di spicco che si stanno avvicinando a questa ideologia, emergono grandi nomi come la Regina Elisabetta, il Principe Carlo e Michelle Obama. La First Lady, infatti, si è avvalsa dell’aiuto di Alice Waters, rappresentante americana di Slow Food, per inaugurare il suo personale orto biologico alla White House.

La Sovrana d’Inghilterra ha seguito questo trend sotto suggerimento del figlio Carlo, grande sostenitore dell’ecologicamente corretto: anche Buckingham Palace adesso vanta un neonato orto biologico, il più “regale” del pianeta.

Oltre a tenere alto lo stendardo del buon gusto e della naturalità, Slow Food ha come obiettivo anche quello di permettere lo sviluppo e la difesa delle agricolture locali, schiacciate dalla concorrenza delle multinazionali che hanno dalla loro la convenienza del prezzo e l’offerta di molti prodotti diversi.

Si può a questo punto ragionevolmente affermare che Slow Food è un mito moderno. La nostra sopravvivenza si basa sulla nutrizione, intorno al tavolo – e di conseguenza al cibo – l’umanità si riunisce. Il cibo ci rappresenta, ci marca, ci unisce e a volte ci può anche distruggere.

Assieme alla FAO, Slow Food reputa un’ingiustizia inaccettabile quella di un’agricoltura planetaria in grado di sfamare 12 miliardi di persone e che, però, lascia morire di fame una buona parte dei 6 miliardi che popolano il pianeta.

Slow Food si erge a difesa dell’ideale di una vita sana, naturale, migliore. Mangiare deve essere un momento di piacere e contemporaneamente di benessere.

Si è talmente radicato come mito da entrare a far parte del lessico comune: la parola Slow è un neologismo che richiama in se stesso un insieme di valori, idee, prassi.

Parafrasando un famoso proverbio potremmo dire che con Slow Food non si mangia per vivere ma si vive per mangiare (bene).

Mario Calabrese

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