Reality, oltre i confini
Il nostro futuro sarà sempre più segnato dalla confusione tra il privato e il pubblico. Grande Fratello, X Factor, Amici di Maria De Filippi: negli ultimi anni siamo stati travolti dall’ondata di reality. Ormai non ci si ritrova più a parlare di calcio e politica, ma delle tresche degli inquilini del Big Brother. I reality rappresentano, ormai da tempo, il simbolo della tv contemporanea. Ne è passato di tempo da quando valutazioni scrupolose avevano accolto l’arrivo in Italia del primo Grande Fratello: trattato alla stregua di un esperimento sociologico, tutti pronti a misurare psicologie, gestualità e comportamenti dei reclusi, come se, osservando le loro strategie di sopravvivenza fossimo in grado di capire qualcosa in più su quell’universo fantastico che è l’essere umano.
Quando si cerca di capire il perchè di così tanto successo, sociologi e psicologi come Roberto Grandi e Alessandro Meluzzi, hanno sottolineato come la tv e in particolar modo i reality non siano un mondo a parte ma piuttosto uno specchio della realtà. Ciò che caratterizza il nostro rapporto con i reality è quello che viene definito meccanismo di identificazione. Gli autori, nel caso del Grande Fratello, al momento della selezione dei concorrenti, stanno bene attenti nell’individuare caratteristiche differenti (estrazione sociale, livello culturale, aspirazioni, atteggiamenti) in modo da rappresentare uno spaccato della società italiana. Ecco, quindi, che tra i protagonisti troviamo la volontaria del quartiere zen, il play boy italoamericano, il surfista convinto, il fornaio sfigato e la svampita rifatta. Stereotipi, tipi umani della società del nostro tempo. Tipi umani che nascono da un’esigenza di cambiamento e trasformazione. Ma, mentre negli anni ‘60 con il film di Dino Risi “I Mostri”, il desiderio degli italiani era quello di uscire dalla crisi economica ed affrontare a testa alta l’industrializzazione, oggi con i reality show, vediamo come bisogno primario l’apparire, farci guardare o far parlare di noi, nascondere la nostra vera identità, della serie “L’importante è che se ne parli!”. Però, proprio come accadeva negli anni ‘60, con la commedia all’italiana, oggi il reality diventa una finestra sui nostri modi di essere, e ci appassiona perchè ci rendiamo conto di quanto ci rispecchia. Può accadere anche il contrario. Molti possono seguire uno dei tanti reality per una sorta di superiorità. Seguire le vicende di quel carrozzone di ignoranti può servire a far accrescere la propria autostima e quindi parlar male dei concorrenti può diventare un meccanismo di difesa. Ma quello che a molti sfugge è che rivedere la “caricatura” di noi stessi ci costringe a riflettere sui nostri comportamenti e i nostri valori, sul fatto che la società di oggi non ha più dei pilastri su cui poggiarsi, ma una miriade di “Uomini e Donne” che non sanno più chi sono veramente, ma che prima o poi, proprio come nel film “The Truman show”, andranno a sbattere contro quel mondo sconosciuto che è la realtà.
Alessia Langella
Pubblicato: 4 June 2009 | miti
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