Madonna, il mito senza corpo
Se il XX secolo ha bisogno di un’icona pop al femminile, questa non può che essere Madonna, figura camaleontica in perenne fase di mitizzazione.
Nulla è cambiato, dagli anni ‘80 in poi, da quando ventenne si fece immortalare nuda per 25 dollari in uno scatto di Lee Friedlander a quando faceva leva su calze strappate e chili di bracciali, dai tempi del sesso più scandaloso al matrimonio show con Guy Ritchie e l’annesso divorzio più costoso della storia. Dal paradosso dell’essere icona gay e dividere il letto con un omofobo, dalla sua crocifissione nel “Confessions Tour” alla dedica al Papa di “Like a Virgin”.
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Dall’implacabile voglia di diventare più famosa di Dio allo scongiurare la pubblicazione del libro “Life with my sister Madonna” di suo fratello Christopher, che la sa lunga sui segreti della cantante.
Power-woman, capace di controllare musica, look, soldi, tranne le sue ossessioni.
Ha 50 anni ma usa il corpo come una sedicenne, cercando ovunque l’elisir di lunga vita.
Non è esattamente una maîtresse a’ penser, una donna di pensiero, ma solo Madonna può permettersi lo stile di Madonna.
La cantante, come una Giovanna d’Arco postmoderna nella sua armatura, è prigioniera di un mondo dove non c’è più identità sessuale. Un travestito in un mondo di travestiti. Più della Marilyn Monroe dei tempi d’oro, Luisa Veronica Ciccone è un’anima disperata afflitta da “stimmate spirituali”.
Il fenomeno Madonna va oltre lo show business perché i suoi prodotti artistici rivelano la crisi sessuale ed dell’identità dei nostri giorni.
La si può paragonare alla Pulzella d’Orlèans, o una “madre fallica” che, indossando abiti di cuoio e sferzando la sua troupe di omosessuali, si trasforma in una dispensatrice di dolore e piacere. Anzi, Madonna è una “folle fallica” che tenta di erotizzare il potere delle post-femministe. Destabilizza la finzione legata alla mascolinità bianca eterosessuale, proprio per quella sua sfida alla mitologia del maschio bianco ed eterosessuale. L’ambiguità che l’artista riversa su quella mitologia è il suo attacco “sovversivo” alla razza come fatto naturale. Madonna vuole dimostrare che la razza è una nozione culturale.
Madonna non ha un corpo, il suo corpo non esiste. L’esasperazione di tutti quei segni ipersessuali trova una specie di autoreferenza iperbolica: l’artista è sola nella sua sfera, incatenata dagli stessi segni che produce e che non irradiano alcuna seduzione.
Essa incarna tutte le deviazioni sessuali, ma è condannata all’inferno di un essere umano che cerca disperatamente l’altro. Madonna è la Vergine o l’Antivergine, attraverso la quale si mette in evidenza la frigidità della nostra epoca.
L’uomo è stato capace di creare il femminino come ideale. Anche questo è finito. Le donne come Madonna, si “autoriproducono” cercando sia la loro parte maschile che la loro identità femminile, in quanto la perdita di quest’ultima sarebbe il risultato della loro radicale autonomia. Come Madonna, povera Vergine di Ferro.
Jasmine Castiello
Pubblicato: 8 June 2009 | miti
Commenti: 5
Commenti
Comment from Alessandro
Data: 8 June 2009, 20:09
Questo “articolo”(non sono pratico di linguaggi web\decisamente sfigato con le nuove tecnologie)è davvero bello e di una grande ricchezza soprattutto nei riferimenti, impliciti e non, alla psicoanalisi e ai gender studies. Anche se mi chiedo quanto l’esperimento di Lady Ciccone di destabilizzare la mitologia eterosessista sia riuscito. A volte ho l’impressione che si guardi e si rappresenti proprio attraverso il filtro di un certo maschilismo(tanto etero quanto omo)che annienta la differenza femminile…
Comment from Jasmine
Data: 8 June 2009, 20:46
Grazie per il commento. In effetti è vero quello che lei dice. Madonna sembra proprio essere annientata dal maschio, infatti come termine finale dell’articolo ho scelto “Vergine di Ferro”. La Vergine di ferro è uno strumento di tortura, una sorta di sarcofago dalla sagoma femminile costruito in ferro, un materiale che incarna la frigidità della forma. Gli aculei di cui è rivestita al suo interno li ho associati (forse con troppa fantasia) al fallo maschile, che si ripercuote contro Madonna la quale rimane lesa non solo nella sua parte femminile ma anche nella sua essenza di persona.
Comment from Alessandro
Data: 8 June 2009, 21:46
Sono perfettamente daccordo con quanto scrive…e l’immagine mi sembra pertinente,non fantasiosa. Tengo sempre a mente le parole di Marina Terragni che nel suo splendido libro “la scomparsa delle donne” si chiedeva a chi convenga diventare degli androidi senza sesso nè corpo e prontamente rispondeva:”non ad un uomo”. A volte ho l’impressione che il post-femminismo nella sua corsa all’emancipazione(spesso solo teorica) dimentichi il corpo quasi fosse un dato trascurabile,quasi non ci fosse un ordine simbolico cui appartenga. Tutto sembra potersi perdere tranquillamente in un gioco di travestimenti e ambiguità esasperanti.Ad ogni modo,spero di poterla leggere spesso su queste pagine virtuali…Le rinnovo i miei complimenti per la lucidità e la profondità della sua analisi.
P.S.Ma se mi dà del tu è decisamente meglio…sono solo un giovane studente =)…
Comment from Jasmine
Data: 8 June 2009, 23:08
Benissimo, diamoci del tu :D! Il libro di Marina Terragni è davvero meraviglioso, è come una sfida a tutte le donne. L’immagine stessa della copertina è forse riconducibile a quello che stiamo dicendo su Madonna e sulle donne come lei: un vestito pomposo blu elettrico indossato da un manichino, da un non-corpo. Inevitabilmente, secondo me, questo porta alla dissolvenza sia del fantoccio che nell’inutile abito voluttuoso! Povera Madonna :)
Ps: Nello slideshow ho cercato di ricreare il suo percorso, l’inizio, la fine del suo non-corpo. Chissà se essendo lei in continua fase di mitizzazione riesca a rinascere dalle ceneri…!
Comment from Alessandro
Data: 9 June 2009, 00:17
La moralizzazione non fa mai centro ma nel caso di Mrs Ciccone sembra doverosa. I suoi molteplici travestimenti saranno anche stati un ottimo strumento per lanciare mode ma hanno praticamente svuotato di senso l’autentico messaggio contenuto nell’abbigliamento di alcune sottoculture e\o tradizioni(BDSM,dark,hippy,cabala) riducendolo ad un puro fenomeno estetico di massa. Le sue coreografie,ad ogni modo, sono molto lontane dai tanghi appassionati prospettati dalla Terragni…
Credo che Louise Veronica rinascerà ancora dalle ceneri…”La morte ti fa bella” non è più pura fantascienza =)




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