I-God
I-God, una istanza che implica perfezione, ma da padroneggiare, da far propria. Non una appendice dell’uomo, ma qualcosa che l’uomo lo pervada e lo elevi.
Influenzati dalla comunicazione mediatica, avvolti dal turbinio di immagini si prende qui e lì quello che più si associa alla propria idea di perfezione, creando il proprio personale olimpo.
Mastoplastica additiva e impianto di capelli artificiali, l’auto di grossa cilindrata e la sicura fortezza del SUV, capi sempre firmati e rivista patinata; è esaustivo parlare solo di “fenomeni di massa” cedendo la parola alla sociologia? A cosa dobbiamo il diffondersi di certe mode ed usi?
Nelle società che noi definiamo “primitive” l’idea di dio si perfeziona solo se collocata storicamente. Qui, in queste società, dio è qualcosa da plasmare in modo tale che possa soddisfare l’uomo, fornendo loro risposte sulla vita e sulla propria esistenza.
Nella nostra società impera un forte individualismo. Le persone immaginano e creano una propria visione ideale di sè, una visione destinata spesso a rimanere tale.
L’uomo persegue idee che lo possano soddisfare, attivando così un processo di creazione di Totem, veri e propri oggetti di culto, che trasformano la soddisfazione dei desideri in veri e propri dogmi. Dilaga la ricerca di “stati di soggettiva perfezione” che se raggiunti ci fanno sentire al passo coi tempi, sicuri di noi stessi. Per raggiungere tali stati si ricorre a riti di passaggio. Tra i tanti il più rilevante può essere l’acquisto/entrare in possesso
Entrare in possesso del proprio futuro, come ci indicano gli oltre 300 mila clienti della ditta “Lotto & Malocchio” di Vanna Marchi*; oppure, statistiche alla mano, impossessarsi ancor di più del proprio corpo modificandolo (11 miliardi di dollari prodotti dalla chirurgia estetica negli USA solo nel 2008**). Altro caso riguarda il tempio a 4 ruote: mossi dal bisogno di percorrere nel tempo più breve i tratti più lunghi, e dal bisogno di esser padroni della giungla urbana, “l’auto grossa” (in tutti i sensi) è diventato un must. Assistiamo alla creazione di Logoi, narrazioni di modi ideali di vivere, sorretti dal consumo.
E’ quanto ormai si osserva nel mondo, nelle nostre comunità, nelle nostre città, dove regna la ricerca di quanto ci aiuti a governare/superare noi stessi, il nostro corpo, le nostre capacità in quanto esseri umani. I-God, la manifestazione di desideri (o deliri) di grandezza e perfezione, probabilmente frutto di un cambiamento di prospettive, dovuto ad una visione umanistico-rinascimentale della realtà, che “abbassa” lo sguardo: uno sguardo che non mira più all’infinità del cielo, ma alla terra, verso punti calcolabili, raggiungibili, scientificamente esistenti. I-God è la personificazione di un pensiero, l’ iconizzazione del proprio essere in quanto materia e macchina (non?) pensante, la propria personale sacralizzazione laica.
I-God, una irrefrenabile regressione al sensibile, che ha radici nella società desacralizzata e nel bisogno di rito e di significato; a metà tra l’essere e il pensarsi, a metà tra logos e sentimento, a metà tra bisogno e concupiscenza.
Francesco Buonaurio
Note:
*["Vanna Marchi, trovati i primi soldi" di Trocino Alessandro, Corriere della Sera. 19-feb.-2002]
** ricerche dell’American Society for Aesthetic Plastic Surgery
Pubblicato: 1 June 2009 | miti
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