Emo
A chi capita di aggirarsi nei pressi dei luoghi frequentati dai più giovani, nelle zone di aggregazione delle diverse comunità si è ormai abituato a riconoscere le diverse fazioni che compongono il panorama culturale odierno della nostra civiltà. Il gruppo più strano e più particolare che negli ultimi anni si è venuto a creare e sicuramente quello degli emo. Si riconoscono per il loro look estremo e gotico, per i loro ciuffi colorati che coprono gli occhi e per la loro carnagione che farebbe invidia al conte Dracula. Infatti proprio come dei vampiri li vedi muoversi in branco e sembra quasi strano poterli osservare di giorno.
Come tutte le correnti culturali e stilistiche gli emo traggono la loro forza e la loro ragion d’essere da un principio: l’emocore. Un genere musicale che si è venuto a creare nel 1985, uno stile che tratta di tematiche forti come le tendenze suicide, l’autolesionismo e il disagio sociale. Ma la domanda che sorge spontanea: come può uno stile che tratta tematiche così struggenti diventare oggi un fenomeno di massa? La risposta ovviamente è molto complessa. In questi ventiquattro anni il genere emocore si è evoluto e non tutti i passaggi sono chiari e nitidi. L’unica cosa che si può definire chiara è la perdita graduale del significato espressivo che il genere ha avuto in questi anni.
Oggi se si intervista un ragazzo o una ragazza emo e gli si fa la domanda “In cosa sono diversi gli emo?” loro non sanno dare una risposta chiara e concisa: alcuni riportano alla luce le vecchie tematiche per giustificare la loro comunità, altri definiscono l’emo come una persona più sensibile rispetto alle altre e quindi emo come emozionale e altri invece dicono semplicemente:”è figo essere emo!” riferendosi quindi al semplice look estetico(probabilmente coloro che danno questa risposta sono gli unici sinceri). Ritengo questa terza risposta quella più vicina alla verità anche perché lo si può riscontrare negli attuali artisti che si definiscono emo. Per rendere più facile l’idea citerò il ritornello di una canzone dei Dari(gruppo emo italiano) per delineare le tematiche che vengono trattate. La canzone si intitola “Wale(tanto Wale)”.
per te quel che wale
è tutto quel che wale
per me quel che wale
è quel che non sei Wale
perché quel che wale
è quel che wale Wale
e allora dimmi Wale che cosa wale Wale
il cellulare ce l’ ho già spento
perché per me sei troppo sbattimento
perché quel che wale
è quel che wale Wale e allora dimmi Wale che cosa wale Wale
tanto wale
Per la cronaca questo brano è stato nella top10 di “trl” sul canale musicale MTV per oltre tre mesi. Dal testo si evincono delle tematiche anche troppo leggere e si può notare come questo brano emo non differisca assolutamente da un testo pop o comunque commerciale. Gli emo fondamentalmente come tutti gli altri gruppi socio-culturali vogliono creare aggregazione. Come sostiene Denis Jeambar nel suo saggio “Il Pensiero comune”:
“Quel che la nostra società rispetta maggiormente è il conformismo. – Come se ciascuno temesse di trovarsi solo per aver coltivato la propria singolarità. – Persino la trasgressione necessita di un etichetta: si vorrebbe essere diversi, ma pur sempre accettati dalla collettività.”
Ma infondo cosa c’è di male nel cercare consenso? nel sentirsi approvati dalla comunità? In ognuno di noi è insito questo desiderio: anche le persone con la più forte personalità nel loro intimo desiderano di essere accettati. L’ emo non è nient’altro che un’esasperazione di questo desiderio che nasce come una nicchia per poi diventare un fenomeno di massa. Le mode sono cicliche e probabilmente tra qualche hanno un’altra corrente underground percorrerà la stessa strada dell’emo per poi scomparire senza lasciare alcun lascito veramente significativo.
Lorenzo Iadicicco
Pubblicato: 17 June 2009 | miti
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