Manifesto
Che cos’è un mito? E soprattutto il pianeta di Obama e di Hollywood è ancora capace di inventare nuovi miti? Da queste due domande nasce questo blog ideato dagli studenti del corso di Mitologie contemporanee dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli e dalla loro docente Elisabetta Moro, antropologa e ricercatrice che lavora da tempo sui miti antichi e moderni. Perché anche le società ipertecnologiche che vivono nel culto della razionalità fabbricano miti. Cioè storie. La parola greca mythos in origine significava né più e né meno racconto. E nel nostro mondo ipercomunicante non possiamo fare a meno di uno strumento della comunicazione tanto potente e antico. Così accanto ai maestosi centauri, alle seducenti sirene, ai granitici ciclopi, agli eroi dell’Odissea, alle madri maledette come Medea, alle donne libere come le amazzoni, giorno dopo giorno il nostro immaginario collettivo plasma nuove icone. Oggetti, personaggi, storie, idee che dicono quello che siamo. Il grande antropologo Claude Lévi-Strauss, massima autorità in materia, ha detto che non sono gli uomini a pensare i miti, ma sono piuttosto i miti che si pensano attraverso di loro. Così oggetti culto come l’iPod, il SUV, il Tom Tom, Google, il sushi, la tecnologia dicono sotto sotto chi siamo e che cosa siamo diventati. Il modo in cui usiamo questi nuovi strumenti dell’immaginario, li desideriamo, li detestiamo ci rivelano il nostro rapporto con il mondo, con gli altri, con noi stessi. Sono questi nuovi sogni collettivi che il think tank di mitologiecontemporanee.com intende esplorare, capire e condividere con chiunque ne abbia voglia. Convinto che il pensiero sia sempre e solo open source.
Pubblicato: 23 November 2008 | in evidenza
Commenti: 11
Commenti
Comment from Serena
Data: 9 December 2008, 11:34
Adorerò quest’esame…..scienze della comunicazione è fatta anche per studiare questi tipi di teorie….e non solo quelle vecchie e stravecchie che sì riscontrano con esempi presenti ma che non possiamo giudicare direttamente…la mia domanda è….quanto buoni sono questi miti contemporanei che fanno parte di questa società che fa acqua da tutte le parti?…..forse sarebbe meglio tornare al passato e a quelle “vecchie teorie” di cui parlavo prima…o cercare di rendere migliore il presente?………
ci vorrebbe più coscienza…..
Comment from Emanuele
Data: 10 December 2008, 12:36
Ho scelto ieri il mio curriculum e ho inserito questo esame tra gli 8 crediti a scelta. Lo trovo interessante e non vedo l’ora che inizi. Ho completeto la triennale con una tesi piuttosto corposa su Tolkien, quindi è pane per i miei denti. Serena, volevo dirti che la società fa acqua da tutte le parti non perché crea miti “negativi” ma anche perchè li “subisce”. La coscienza è poi un termine generico, preferisco consapevolezza. Quando i mezzi di comunicazione diventano non più importanti delle persone, ma prendono il posto delle persone, le annientano, le schiacciano, credo che avvenga un fenomeno di estraneazione.
Comment from I-io
Data: 10 December 2008, 17:25
ke e sottolineo -k- kakata
ma vi danno i soldi per questa o io fumo e voi vi fate
ma??
evito di pormi domande cosi vane seriamente da un po!meglio evitare si fa la vostra fine! prima l’uovo o la gallina cose di questo genere… varreste molto di piu a lavorare 8 ore di lavoro forse neanche vi possono bastare!
c’è tanta gente che varrebbe molto di più a pensare!
Comment from lhaudian
Data: 10 December 2008, 19:03
hai perso una buona occasione per stare zitto; mi spiace per te ma nn è colpa tua, è colpa di chi ti ha insegnato che avere una tastiera e una connessione al web ti garantisca automaticamente il diritto di spalare la tua cacca sugli altri.
ah aggiungerei che imparare un pò l’italiano non ti farebbe male, ma come scrivi te, ormai smetti di porti certe domande, perchè te sei avanti XD
susu fai un altro passo avanti, verso il baratro.
*k*
Comment from hyppopower
Data: 10 December 2008, 21:33
Io credo che il mito, nelle categorie da voi proposte, sia 1 risposta ad 1 esigenza espressa da 1 gruppo sociale: i “miti” contemporanei, sono come forme lessicali che mancano della profondità semantica che ne assicura la persistenza, e si debbono continuamente confrontare con l’usura causata dalla velocità dell’informazione e del rinnovamento dei modelli di riferimento. Certo la testimonianza fondamentale, è che questa sorta di mitemi (ma saranno poi tali?..), costituiscono un fil rouge attraverso il labirinto costituito dalla storia umana, una testimonianza di come l’universo simbolico sia indispensabile all’Uomo: ma siamo sicuri che il walkman, il mangiadischi (qualcuno li ricorda?), reggeranno il conforto con Orfeo, ed Iside ed Osiride? p.s. adoro l’antropologia xkè puoi sostenere (quasi) tutto se hai la capacità di argomentare, e segui un filo logico! E comunque gran bella idea il blog!
Comment from e.m.
Data: 11 December 2008, 08:05
D’accordo, in parte, con hyppopower. L’i-pod corre seri rischi di perdere il suo fascino mitologico come è avvenuto per il mangiadischi. D’altra parte un elettrodomestico non può avere l’emittenza simbolica di una divinità. Ma anche nel passato molti miti riguardavano fatti e oggetti divenuti in seguito secondari. Le enciclopedie dei miti sono piene di personaggi ormai sconosciuti, non solo a causa della conclamata ignoranza contemporanea, ma perché hanno progressivamente perso di senso. Chi conosce: Nao, Bibli, Simoenta e il ventilabro?
Comment from shea
Data: 11 December 2008, 16:47
E’ ovviamente possibile che alcuni, o anche molti, dei miti “contemporanei” corrano il serio rischio di non avere il “carisma” sufficiente per resistere al tempo, però non vedo perché provare a fare previsioni. Mi spiego: spesso pecchiamo di criticismo nel voler confrontare qualcosa che ha resistito per centinaia/migliaia di anni con qualcosa che invece è decisamente molto più recente. E’ vero, molti oggetti, miti, status symbol spariscono, spariranno e continueranno a farlo con una velocità che potrà sembrarci anche disarmante, però non possiamo sapere se e quando ritorneranno e chi altro dopo di noi li riporterà in auge. Un esempio che forse potrà apparire dissacrante: le converse all-stars. Non sono delle divinità, eppure, in 90 quasi di storia hanno avuto degli alti e bassi notevoli: negli anni ‘70 erano far i simbolo della rock-generation, negli anni ‘90 si trovavano sulle bancarelle come “scarpe di battaglia”, adesso son di nuovo sulla cresta dell’onda. Sopravviveranno? Chissà. Ipotizzando un futuro (più o meno apocalittico, più o meno florido, fate voi…) remoto chissà che qualche nostro lontano discendente non si possa trovare a dover spiegare il perché di una statua (in materiale plastico magari…) a forma di scarpa… ;)
E’ un esempio paradossale e forse stupido me ne rendo conto… però di certo il nostro lascito non possiamo prevederlo :D
Poi se trasliamo il discorso sul piano della “qualità” o dei “valori” ce ne andiamo per terre brulle e sconnesse, son d’accordo ;)
Ah, ovviamente non conosco né Nao, né Bibli né gli altri!
Ultima cosa, @ I-io:
non ci pagano sta tranquillo e pensa te che lavoriamo anche 8 ore e più al giorno ;)
Comment from Emanuele
Data: 11 December 2008, 17:19
Non mi è chiaro il concetto di fasci di relazioni e di mitema di levy strauss, come scomponga un mito e tutto il resto.
Trovo poi che bisognerebbe parlare del e sul discorso iniziato da Santillana e Von Dechend ne Il mulino di Amleto, perché penso sia illuminante. In pratica sostengono che tutti i miti si basano sull’osservazione del cielo da parte degli antichi, che tutti quelli che conosciamo come miti sono nati dalla consapevolezza, più o meno “oggettiva”, dell’esistenza del movimento delle Terra detto Precessione degli equinozi.
Comment from hyppopower
Data: 11 December 2008, 21:47
Certo! Proprio perchè il nostro lascito non è prevedibile, il rischio di perdere la misura e considerare un qualsiasi oggetto, simbolico e tramandabile è più che concreto. Credo che più che focalizzare la discussione sull’oggetto, sia più costruttivo incentrare il discorso sull’eventuale bisogno che questo rappresenta, di modo che una traccia seppur minima della sua eventuale funzione simbolica, possa essere letta. Capisco, in ogni caso, che proprio dall’oggetto sia necessario partire, vista la assoluta immanenza dell’essere… Beh, ve ne propongo uno che secondo me vale la pena di essere dibattuto, pur essendo probabilmente più un rito che un mito: la protesta studentesca, immancabile come i rigori regalati alla Juve, ed il “non esistono + le mezze stagioni”. Penso che dal ‘68 in avanti sia divenuta una sorta di rito iniziatico, di passaggio dall’infanzia all’età adulta: non voglio (vi prego credetemi!) giudicare ed intervenire sui motivi che hanno mosso la protesta attuale, ma credo che la perfetta calendarizzazione, e la variegata serie di motivazioni che hanno portato negli ultimi 30 anni TUTTI a scendere in piazza, si potrebbero considerare come una manifestazione di presenza al mondo, il grido di una generazione che vede ridotti i propri spazi di manovra nella stesso mondo, unica palestra in cui esercitare il proprio sè. Le proteste potrebbero così essere vere e proprie “crisi della presenza”, incorporazione di un disagio che si esprime attraverso l’occupare con il proprio corpo, il proprio essere, lo spazio che simbolicamente rappresenta la conoscenza ortodossa, il potere: la scuola. O ancora l’inquietante fiorire di teorie complottistiche paranoidi, che in qualche aspetto della nostra esistenza magari marginale, abbiamo accettato come possibili (penso al calcio ed ai teoremi sulle squadre che decidono chi debba vincere cosa…) e che sembrano acquistare vigore con la crescita della velocità e della capillarità delle reti di informazione. Ciao a tutti.
Comment from shea
Data: 11 December 2008, 22:17
@hyyppopower:
Ma il rischio di legarci in maniera indissolubile agli oggetti è effettivamente il rischio che viviamo ogni giorno, sempre di più (e non è un fatto “moralistico”, è un dato di fatto). Beh, risalire il filo delle storie per capirne i motivi, le funzioni simboliche è qualcosa di interessante e in un certo senso è quello che, ingranando la marcia, si “deve” provare a fare. Anche qui però ci si muove in equilibrio scarso e prendere la giusta distanza dai fenomeni/oggetti per capire fino e in fondo cosa rappresentano beh… non è immediato. Resta il fatto che una collezione di oggetti mitizzati non interessa manco a noi… quindi, direi che hai ipotizzato una buona rotta :D
Per quanto riguarda le proposte… La protesta giovanile ha sicuramente tratti mitico/rituali e sì… sarebbe un bell’articolo… Want to try? ;) Nel senso, mi trovo a scriverlo qui ma mi sa che ci farò una pagina… Ricordo che questo è un blog collettivo, quindi aperto a qualsiasi contributo! Basta mettersi d’accordo :D
Personalmente preferisco l’idea sulle teorie complottistiche, davvero una bella idea! Anche qui, vale il discorso di poco sopra :)
Ah, ultima cosa… quest’anno però i rigori inesistenti li regalano al Milan, eheh (no, non sono Juventino, però suvvia, c’è da essere onesti =) )
Comment from hyppopower
Data: 12 December 2008, 17:43
…E dai proviamoci a scriverlo, che magari poi un’agenzia governativa ultra-segreta chiude il blog e ci fa il lavaggio del cervello con un’arma segreta aliena… Ci lavoro 1 pò su e poi magari ve lo posto?




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